Berlusconi esagera, vuole fare cappotto, prendere tutta la posta, alla fine secondo me stufa

Il problema non è la ribellione di Fini, ma la naturale resistenza delle cose. Fini potrà anche essere sconfitto, arrendersi, prendersi una vacanza, tornare più tardi o scomparire per sempre. Magari finirà anche lui inghiottito dal gorgo in cui nascono e muoiono i partiti personali di ultima generazione: veicoli monoposto e monouso, leggerissimi e sportivi, perfetti per i piccoli spostamenti, ma decisamente sconsigliabili per i lunghi viaggi. E allora? Se non sarà Fini, sarà un altro.
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Il decimo intervento della serie "Che ve ne sembra della rissa?"
Il problema non è la ribellione di Fini, ma la naturale resistenza delle cose. Fini potrà anche essere sconfitto, arrendersi, prendersi una vacanza, tornare più tardi o scomparire per sempre. Magari finirà anche lui inghiottito dal gorgo in cui nascono e muoiono i partiti personali di ultima generazione: veicoli monoposto e monouso, leggerissimi e sportivi, perfetti per i piccoli spostamenti, ma decisamente sconsigliabili per i lunghi viaggi. E allora? Se non sarà Fini, sarà un altro. Il problema non è Fini, come ieri non era Casini, l’altroieri Follini e prima ancora Dini. Problemini, per un Berlusconi. Il vero problema è la naturale, indistruttibile resistenza delle cose. Berlusconi vuole stravincere, gioca solo per tutta la posta e per niente di meno. E così, io dico più prima che poi, finirà per perdere tutto. E’ inevitabile.

Il nostro sistema politico-istituzionale non può essere piegato più di così, Berlusconi dovrebbe prenderne atto e attrezzarsi a governare un’uscita graduale e concordata da questo quindicennale delirio: un bipolarismo nevrotico, centrifugo e sommamente inefficiente, in cui chi vince non può governare e chi governa non può vincere, mai (la vicenda di questi giorni ne è solo l’ennesima dimostrazione). Ma Berlusconi vuole fare cappotto. Invece di frenare, accelera, rilancia, esaspera. E alla fine, secondo me, stufa.